Dott. Fabio Gherardelli - Psicologo Psicoterapia breve - CURARE l'ANSIA
Dott. Fabio Gherardelli - Psicologo Psicoterapeuta Psicoterapia breve
CURARE L’ANSIA ATTRAVERSO LA PSICOTERAPIA BREVE
 
 
                
 
Di seguito un'intervista al DOTT. FABIO GHERARDELLI Psicologo e Psicoterapeuta, fondatore di A.I.S.D.A (Associazione Italiana per lo Studio dei Disturbi di Ansia) e autore dei libri:
(Gli altri 3 libri i libri è possibile acquistarli sia ON-LINE che in LIBRERIA).
 
 
Domanda:
I problemi di ansia sono così diffusi o le cifre che sono in giro risultano, per così dire, ingrandite?
 
Sono molto diffusi tra i giovani, ma non solo... sono presenti in tutte le fasce di età. L’ansia non ha età, non ha sesso, e neanche ceto sociale. La differenza è che gli anziani si curano prevalentemente con i farmaci mentre i giovani che, giustamente, non vogliono prendere psicofarmaci tendono di più a rivolgersi a uno psicoterapeuta.
 
 
È vero che ansia e stress sono presenti soprattutto nelle zone più sviluppate della terra?
 
In effetti i disturbi di ansia sono soprattutto diffusi nella nostra società come in  tutte quelle più sviluppate e ricche.
Se andiamo nelle meno sviluppate e ricche, come Sud America e Africa, non esiste nemmeno il concetto di stress. Ansiaattacchi di panico non hanno motivo di esistere dove la gente fatica a soddisfare i bisogni primari, come ad esempio mangiare e dove si vive, quindi, alla giornata.
L’ansia non è legata alla soddisfazione dei bisogni primari.
Se nella savana la zebra incontra un leone, beh, quello è certamente un momento di stress massimale, ma se riuscirà a scappare la zebra non penserà più al leone affamato.
È molto più stressante rimuginare sul passato e sul futuro: ecco perché l’ansia è un fenomeno legato alla cultura e società come la nostra, dove si vive poco il presente e si pensa sempre al futuro. L’ansia è una costruzione del nostro cervello.
 
 
Si dice che senza ansia non si può vivere: cosa vuol dire?
 
Lo stressl'ansia, la paura di per sé sono funzionali, se sono legati a un episodio, a una reazione a qualche stimolo visibile: lo stress, la paura permette alla zebra di scappare dal leone, così come permette a una mamma di sollevare un'automobile per salvare il figlio rimasto incastrato. L'ansia permette a uno sportivo di aumentare la sua prestazione, così come a uno studente di apprendere meglio quando si avvicina un esame.
Il fatto è che noi ci portiamo dietro tutti i problemi: questo meccanismo ci porta continuamente a pensare al lavoro, ai soldi.
È questa competitività sfrenata tipica delle società più sviluppate che rende cronica l’ansia.
A Cuba nessuno pensa febbrilmente cosa fare per avere una Ferrari, perché nessuno se la può permettere. Si pensa piuttosto a come arrivare a sera!
Come diceva Epitteto “La felicità non consiste nell'acquistare e godere, ma nel non desiderare nulla, perché consiste nell'essere liberi”.
Riassumendo, sono i bisogni secondari che creano ansia negativa.
E i bisogni secondari sono tipici della nostra società.
 
 
Statisticamente quanto sta crescendo il fenomeno?
 
Fino agli anni ottanta i disturbi di ansia non erano molto diffusi e in parte erano diagnosticati in modo diverso. Ad esempio, chi soffriva di disturbo di panico spesso veniva diagnostico l'esaurimento nervoso.
Studi recenti hanno rilevato che ansia e attacchi di panico interessano una percentuale compresa tra il 2-5% della popolazione mondiale. 
Stiamo parlando di milioni di persone, e la percentuale è sempre in aumento.
In Italia l’ansia è più diffusa al nord che al sud, a ulteriore prova del fatto che maggiore sono la ricchezza e lo sviluppo, maggiore è la diffusione dello stress.
 
 
Abbiamo chiarito il fatto che l’ansia è funzionale all'essere umano: ma quando diventa nociva?
 
L’ansia è necessaria per sopravvivere e per ottenere il massimo risultato nelle prestazioni. Senza ansia saremmo come dei  robot, senza vita. 
L’ansia è come il sale. 
Il punto è che il livello di ansia non diventi patologico, perché in quel caso invece di spingerci, può bloccarci.
 
 
Quali sono i disturbi di ansia?
 
Il disturbo di panico o crisi d’ansia; le fobie specifiche e non specifiche; le ossessioni e compulsioni; il disturbo di ansia generalizzata; il disturbo post-traumatico da stress; il disturbo acuto da stress.
Tra questi quello che colpisce il maggior numero di persone è il disturbo di panico.
 
 
Quali sono i sintomi fisici dell’attacco di panico? Ogni anno sono in aumento i casi di “falso allarme” per un sospetto infarto che il medico del pronto soccorso appura essere una crisi d’ansia…
 
Il cuore che accelera (tachicardia), la sudorazione degli arti o del viso, il formicolio agli arti, la respirazione affannosa, nausea e vomito, sensazione di svenimento, paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire, dolori allo stomaco o al petto: sono tutti sintomi che possono spaventare una persona a tal punto da scambiare un attacco d’ansia o di panico per un infarto.
 
 
Un singolo attacco di panico deve suonare come un allarme e spingere la persona a rivolgersi al medico o allo psicologo?
 
No, non è preoccupante un solo attacco di panico, lo è quando la cosa diventa sistematica, quando si entra nel circolo vizioso della “paura della paura” e perciò temiamo di poter avere un altro attacco di panico, e in effetti questo avviene. È come una profezia che si auto-avvera. Come dice il filosofo Popper “chi cerca conferme, le trova sempre”.
Un singolo attacco di panico è solo una risposta fisiologica e non patologica.
In Psicologia clinica si distingue fra l'attacco di panico, che è una semplice reazione fisiologica, e il disturbo di panico ossia il circolo vizioso della "paura della paura".
 
 
Il circolo vizioso del disturbo di panico quanto può limitare la vita normale dell’individuo?
 
Spesso gli attacchi di panico accompagnano le persone per diversi anni, ne limitano la libertà di scelta e la voglia di vivere.
Ho visto pazienti che non trovavano più il coraggio di andare al supermercato o al ristorante, pazienti che non riuscivano a salire in macchina o che facevano persino fatica a uscire di casa.
Per la paura che l’attacco di panico potesse ripresentarsi, ossia per la "paura della paura" di cui parlavamo prima, evitavano quasi tutto.
 
 
Spesso la persona che ha avuto più di un attacco inizia a prendere farmaci…
 
Spesso la persona non sa cosa fare o a chi rivolgersi, è confusa e impaurita, non ha strumenti se non i farmaci che a volte vengono assunti con troppa leggerezza. 
Le benzodiazepine (ossia gli ansiolitici), associate ad un farmaco antidepressivo che agisca sulla serotonina, possono avere anche una buona efficacia ma il tasso di ricaduta e le recidive sono spesso alte.
Uno dei motivi principali dell’alto livello di recidiva è il fatto che la persona attribuisce il merito del proprio miglioramento al farmaco, non a sé stesso.
È come una stampella: finché c’è ci tiene in piedi, ma non ci insegna certo a camminare.
 
 
Come si può curare l’ansia senza farmaci? Quali sono i rimedi? E la terapia?
 
L’ansia non è una malattia ma una costruzione del cervello
Quindi non si dovrebbe curare l’ansia come si cura un raffreddore o una qualsiasi malattia fisica.
Si può imparare a gestire l'ansia senza farmaci e psicofarmaci.
Psicoterapia dell’ansia significa imparare innanzitutto a comprendere cosa sia l'ansia, imparare a stare con l'ansia e guardarla, capire come funziona e quali sono i meccanismi responsabili dei sintomi fisici e delle sensazioni e capire a cosa serve, quale sia la sua funzione.
Abbiamo sempre paura di ciò che non conosciamo.
Fino a quando non impariamo a comprenderla, non si può curare l’ansia.
Quindi vuol dire conoscerla e capire che non è pericolosa. 
In questo senso, in realtà l’ansia non si cura ma si impara a gestirla e a superarla perché dipende da noi, perché, come detto prima, è una costruzione del nostro cervello.
Come dice Marcel Proust “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell'aver nuovi occhi”.
E questo è in fondo lo scopo della mia psicoterapia breve.
                                                                                    
 
Lei cura l’ansia e il disturbo da attacchi di panico con una psicoterapia breve, può illustrarcela meglio?
 
Si tratta di una terapia breve molto pratica, orientata al presente della persona e non al passato, che attraverso una serie di colloqui clinici, strategie e compiti a casa (homework) rafforza e stimola le risorse insite nella persona verso il proprio benessere psico-fisico. La persona impara a modificare il suo rapporto con la paura e con l'ansia.
 
 
Quindi curare l’ansia senza farmaci è possibile. E come vengono stimolate queste risorse?
 
Attraverso delle strategie comportamentali e paradossali. 
I modelli di riferimento teorici sono l’approccio comportamentale moderno e l’approccio strategico di Milton Erickson, il primo grande terapeuta che utilizzò la parola “terapia breve”. I suoi interventi a volte sembrano miracolosi ma in realtà nascondono delle strategie raffinate ed evolute di cambiamento.
In più utilizzava l’ipnosi come una “normale” comunicazione.
Questo modello di psicoterapia breve, affinato nella mia pratica clinica, nasce dall’esigenza funzionale di unire ed elaborare le migliori tecniche e strategie di ognuno di questi modelli.
I farmaci, invece, come dicevo prima, sono solo una stampella: a volte possono aiutare la persona a restare in piedi ma non insegnano certo a camminare!! E spesso provocano effetti collaterali e dipendenza, soprattutto le benzodiazepine (ossia gli ansiolitici). 
 
 
Com'è strutturata la psicoterapia?
 
Di solito si fa una sorta di “contratto terapeutico” di 10 sedute: se in questo tempo non si ottengono tangibili miglioramenti la terapia si interrompe.
 
 
Qual è il tasso di efficacia di questa psicoterapia breve?
 
Mediamente è molto alto.
I primi miglioramenti ci sono subito, basta qualche seduta.
Solitamente, al ciclo delle 10 sedute segue un periodo di follow-up con qualche seduta di controllo per verificare che non ci siano ricadute che in effetti sono molto rare.
La persona infatti impara a modificare il suo rapporto con la paura e diventa autonoma.
Si può dire che lo scopo ultimo della psicoterapia sia l’acquisizione dell’autonomia della persona.
Come spiegato, nella mia attività psicoterapeutica ho cercato di rifarmi a diverse correnti, di non fossilizzarmi su quella teoria o quell’altra.
 
 
Spesso per curare l’ansia o gli attacchi di panico ci si rivolge all’analista per scavare e trovare nel passato della persona la presunta causa iniziale o il presunto disagio sottostante. Lei invece lascia perdere il passato e si concentra sul “qui e ora”...
 
L’attacco di panico può nascere da una serie di fattori e non è dimostrato che scovando e rimuovendo la causa iniziale che ha dato il via al primo attacco di panico, la persona non ne soffrirà più in futuro.
Come ho già detto, il problema è interrompere il circolo vizioso dell’ansia, la paura della paura.
Curare l’ansia per me significa questo.
Agire sui fattori che mantengono in vita, oggi, nel “qui e ora”, il circolo vizioso.
Quando il pompiere arriva sul luogo dell’incendio per prima cosa cerca di spegnere il fuoco, senza curarsi se sia stato un fulmine o una sigaretta a dare avvio all’incendio.
Quindi non si va alla ricerca di oscure, complicate e profonde cause, oltretutto solo ipotetiche del problema, ma ci si focalizza su come ogni  persona, nel “qui e ora”, ossia nella situazione attuale, senza rendersene conto “costruisce” la trappola nella quale poi entra e dalla quale non riesce più ad uscire da solo.
Insomma come dice Wittgenstein “quelli che continuano a domandare perché sono come i turisti che davanti ad un monumento leggono la guida – e proprio la lettura della storia della sua origine ecc. ecc., impedisce loro di vedere il monumento”.
Una volta uscito dal circolo vizioso, allora si può anche indagare retroattivamente alla ricerca della causa o delle cause iniziali che hanno portato il primo attacco di panico, ma spesso questo, nella mia visione, non ha alcun senso e nessuna utilità.
Questa è la mia prospettiva.
 
 
Quali sono nella cura dell’ansia, se li può citare, alcuni degli ultimi casi più difficili  che ha dovuto affrontare?
 
Ultimamente ho seguito una giovane ragazza che soffriva di una forma di ansia molto forte, con attacchi di panico durante la notte e di giorno con vomito e violente crisi di pianto, spesso era costretta a uscire da scuola.
Gli attacchi li aveva tutti i giorni, da più di un anno.
L’ho vista nove volte in tutto.
Ha recuperato in pieno tutte le sue risorse e superato completamente il suo problema con l’ansia.
Un altro caso esemplare è quello di un uomo, appena andato in pensione, che da molti anni soffriva di attacchi d’ansia ogni volta che doveva mangiare e in pratica non riusciva più a uscire di casa.
Inoltre, da venti anni soffriva di insonnia e prendeva farmaci in dosi massicce sia di notte che di giorno. La psicoterapia è durata pochi mesi.
Ora sta bene, mangia, dorme e non prende più farmaci.
Curare l’ansia, per me, significa questo.
 
 


 
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