Dott. Fabio Gherardelli - Psicologo Psicoterapia breve - IL GIOCO DI AZZARDO
Dott. Fabio Gherardelli - Psicologo Psicoterapeuta Psicoterapia breve
QUANDO IL GIOCO 
DIVENTA PATOLOGIA
 
Per ciascuno di noi v'è un giorno, più o meno triste, più o meno lontano, in cui si deve infine accettare di essere uomo.
                                                                          
                                                                                          Jean Anouilh
 
 
Psicologo psicoterapeuta psicoterapia breve. Curare l'ansia a Reggio Emilia, Carpi (Mo), Rovereto (Mo)Il gioco è un’attività determinante per l’evoluzione fisica e psicologica dell’essere umano. Quando però l’attività ludica varca le soglie del gioco d’azzardo, il confine tra normalità e patologia si fa improvvisamente labile.
La dipendenza da gioco d’azzardo è una forma di dipendenza nascosta, ma i danni psicologici, economici e morali che esso causa a coloro che ne soffrono ed alle loro famiglie sono molto gravi.
Eppure per lungo tempo il gioco d’azzardo è stato ricondotto ad una sorta di vizio. Solo nel 1980 è stato invece definitivamente riconosciuto come un disordine psicologico. 
Il gioco patologico “si innesta” in silenzio ed è una malattia che può colpire chiunque, uomo o donna, giovane o anziano, ricco o povero.
Così come non esiste il “giocatore tipo”, allo stesso modo non bisogna pensare che solo alcuni giochi inducano dipendenza. Non solo il videopoker o la roulette, ma anche il bingo, le scommesse sportive, le corse dei cavalli e perfino il lotto.
La sofferenza interna e interpersonale è molto marcata e può condurre a comportamenti autodistruttivi, quali tentati suicidi, senso di colpa, rimorso e autocommiserazione.
Il gioco diventa una costante ossessione e finisce per essere posto al centro della vita della persona giocatrice. 
Il meccanismo è basato sul piacere, sulla soddisfazione ottenuta attraverso le vincite, su quella vampata di calore da cui lo scommettitore si sente accendere ogni volta che vede la propria puntata raddoppiarsi.
Con una piccola differenza: purtroppo non sempre si vince. Ma ciò non toglie la voglia di continuare a tentare, perché la certezza che prima o poi qualcosa si vince aggiunge al meccanismo un aspetto piacevolmente perverso. Così le perdite non portano delusione, ma aumentano l’eccitazione della ricerca della vincita, che ogni tanto viene conquistata. Inoltre spesso entrano a far parte del quadro clinico anche tratti depressivi,causati da una perdita di forti somme di denaro ed un notevole nervosismo che viene sfogato nei confronti della famiglia o di chiunque provi a distrarre il giocatore dalla sua attività.
 




Dott. Fabio Gherardelli