Dott. Fabio Gherardelli - Psicologo Psicoterapia breve - INSONNIA
Dott. Fabio Gherardelli - Psicologo Psicoterapeuta Psicoterapia breve
INSONNIA
 
Le idee sono il contrario del pensiero.
                                                                           Albert Camus
 
[Ritratto: M. Erickson]
 
Milton H. EricksonCon le parole esemplificative del grande Milton Erickson: "A quelli che si lamentano di soffrire di insonnia, io dico sempre: l’insonnia è una cattiva utilizzazione del tempo… quelle sono ore di premio. Quando state a letto svegli, cominciate a pensare a tutte le cose piacevoli che volete fare, che avete fatto, e scoprite che sono ore di premio, non ore di insonnia. Sarete accompagnati da pensieri piacevoli, il vostro corpo si abituerà al letto, e vi addormenterete" (cit. in Gordon e Meyers-Anderson, 1984, p. 55).
Secondo il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM IV TR, 2002), i disturbi del sonno si dividono in quattro sezioni principali a seconda della loro presunta causa:
 
  • i Disturbi Primari del Sonno (ossia quelli non attribuibili ad un altro disturbo mentale, o ad una condizione medica generale, o all'uso di una sostanze).
  • Il Disturbo del Sonno Correlato ad Altro Disturbo Mentale.
  • Il Disturbo del Sonno Dovuto ad una Condizione Medica Generale.
  • Il Disturbo del Sonno Indotto da Sostanze.
 
Si presume che i Disturbi Primari del Sonno insorgano da anomalie dei meccanismi di generazione o di regolazione del ritmo sonno-veglia (ossia l'orologio interno che regola il sonno e la veglia), spesso complicate da fattori di condizionamento.
I Disturbi Primari del Sonno, a loro volta, si possono suddividere in:
 
  1. Dissonnie, caratterizzate da anomalie della quantità, della qualità o del ritmo del sonno;
  2. Parasonnie, caratterizzate da comportamenti anomali o da eventi fisiopatologici che si verificano durante il sonno, durante specifici stadi del sonno o nei passaggi sonno-veglia).
 
Vi sono pochi dati sulla prevalenza dell’Insonnia Primaria nella popolazione generale. Studi di popolazione sulla prevalenza riferita ad un anno indicano una percentuale di disturbi da insonnia del 30-45% negli adulti. La prevalenza dell’Insonnia Primaria è circa dell’1-10% nella popolazione generale adulta e fino al 25% nell’età più avanzata. Nelle cliniche specializzate in disturbi del sonno, approssimativamente nel 15-25% dei soggetti con insonnia cronica viene fatta diagnosi di Insonnia Primaria.
La caratteristica essenziale dell’Insonnia Primaria è un vissuto di difficoltà ad iniziare o a mantenere il sonno.
Le persone con Insonnia Primaria riferiscono più spesso una combinazione di difficoltà ad addormentarsi e di risvegli intermittenti durante il sonno. Il tipo specifico di lamentela relativa al sonno spesso varia nel tempo. Per esempio, i soggetti che si lamentano della difficoltà ad addormentarsi in un certo momento, più tardi si lamentano della difficoltà a mantenere il sonno e viceversa. Meno comunemente questi individui con Insonnia Primaria possono lamentarsi soltanto di un sonno non-ristoratore, cioè della sensazione che il loro sonno sia inquieto, leggero, o di qualità scadente.
L’Insonnia Primaria è spesso associata ad aumentata reattività fisiologica o psicologica notturna in combinazione con condizionamenti negativi per il sonno. Una notevole preoccupazione a riguardo e lo stress dovuto alla incapacità di dormire possono contribuire allo sviluppo di un vero e proprio circolo vizioso: infatti più l’individuo si sforza di dormire, più diventa frustrato e stressato in caso di insuccesso, e meno è capace di dormire. Restare in un letto nel quale la persona ha frequentemente passato delle notti insonni può causare frustrazione ed emozioni negative. I soggetti con Insonnia Primaria possono perciò acquisire inadeguati stili di sonno (per es., sonnellino diurno, passare eccessivo tempo a letto, seguire un’irregolare schema di sonno, adottare comportamenti incompatibili col sonno a letto) durante il decorso del disturbo. Al contrario e quindi paradossalmente, il soggetto può addormentarsi più facilmente quando non cerca di farlo (per es., mentre guarda la televisione, mentre legge o guida l’automobile). Alcuni individui con reattività aumentata e condizionamenti negativi riferiscono che dormono meglio lontano dai loro propri letti e dai loro abituali contesti.
L’insonnia può portare inoltre ad una diminuzione del senso di benessere durante il giorno (per es. deterioramento dell’umore e della motivazione, diminuzione dell’attenzione, dell’energia e della concentrazione, e ad un aumento della fatica e del malessere). Benché certi individui si lamentino spesso di affaticabilità diurna, gli studi polisonnografici generalmente non dimostrano un incremento dei segni fisiologici di sonnolenza.
Per quanto riguarda la cura, la psicoterapia breve ad indirizzo comportamentale risulta essere molto efficace (Lyddon e Jones, 2002).
Infatti mentre la cura farmacologica altera negativamente le 4 fasi naturali (più il sonno REM) del sonno e spesso provoca fenomeni di dipendenza, la psicoterapia comportamentale, agendo sui fattori che mantengono in vita il circolo vizioso negativo, riesce in pochissimo tempo a ristabilire le 4 fasi naturali del sonno.
Nel giro di poche settimane, spesso la persona ricomincia a dormire in modo naturale con effetti benefici anche in tutte le sue attività diurne.
Anche la psicoterapia strategica ed ericksoniana, agendo sulle tentate soluzioni della persona per risolvere il problema, risultano indicate nella cura dell'insonnia.
 
 
 
 
 
Bibliografia
 
 
American Psychiatric Association (2002) Diagnostic and statistical manual of mental disorders. APA, Washington. 
 
Gordon, D., Meyers-Anderson, M. (1984) La psicoterapia ericksoniana. Astrolabio, Roma.
 
Lyddon, W.J., Jones, J.V. (2002) L’approccio evidence-based in psicoterapia. McGraw-Hill, Milano.
 
Martin G., Pear J. (2000) Strategie e tecniche per il cambiamento.La via comportamentale. McGraw-Hill, Milano.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Psicologo Reggio Emilia e Carpi (Mo)